Intervista

Paolo Giglioni CFO MONDO CONVENIENZA

 

 

 

In che modo una corretta gestione della Tesoreria può aiutare i Retailer in questo momento?

Il COVID ha dimostrato che può arrivare il giorno in cui i dati di bilancio acquisiscono un valore molto reale, che la Posizione Finanziaria Netta, Il Capitale Circolante e l’indice di struttura non sono solo numeri ma basi reali ed oggettive su cui poggiare le proprie scelte.

Sulla base dei dati di CCN e della loro previsione di andamento si possono capire fabbisogni ed eventuali interventi di sostegno.

La tesoreria, normalmente molto impegnata nella gestione di grandi quantità di eventi ma con liquidità sempre eccedente i fabbisogni, assume un ruolo fondamentale nella regolazione dei flussi di risorse finanziarie, diventate improvvisamente un elemento di criticità. Con gli incassi fermi o ridotti al minimo, durante il COVID, l’attenzione si sposta sulla gestione attenta delle uscite.

Quindi diventa fondamentale il supporto dato per attuare le scelte strategiche, per esempio tramite la modifica di metodi di pagamento (es.: chiusura di RID o sostituzione di RiBa con bonifici) in modo da guidare attivamente le uscite di cassa.

L’acquisizione di informazioni sugli impegni di spesa (quando avverrà l’uscita, per quale valore, con quale mezzo di pagamento), consente di pianificare al meglio il rispetto delle proprie obbligazioni finanziarie.

Infine, laddove si evidenzi la necessità di gestire eventuali momenti di stress della liquidità generata dalle forti oscillazioni delle grandezze del capitale circolante, il supporto all’acquisizione di nuova finanza è essenziale. Definire quanto serve, con quali termini e forme di restituzione e supportare la raccolta di informazioni utili agli istituti bancari per erogare finanziamenti è un ruolo chiave della tesoreria in fasi di particolare turbolenza.

 

Come riorganizzare l’attività lavorativa in Smart Working?

Prima del COVID la cultura dell’azienda italiana, specie quella caratterizzata dalla presenza dell’imprenditore fondatore, non prevedeva l’utilizzo dello smart working in modo strutturato. Pur avendo delle avanguardie, legate ad attività molto peculiari, la generalità della popolazione si recava in sede per svolgere la propria attività.

La prima sfida, prima ancora di pensare a come organizzare l’attività, è stata quella all’accettazione della modalità, sfida semplificata dalla obbligatorietà di svolgere alcune attività anche in periodo di lock-down.

Per il responsabile di risorse, il punto successivo è stato approvvigionare le proprie persone di strumenti (linee telefoniche, note-book, connessioni VPN, piattaforme per call) in modo da consentire lo svolgimento delle attività. Per il successo di questa fase è stata fondamentale l’attività di pianificazione antecedente alla dichiarazione di lock-down.

Infine la parte essenziale: quali attività svolgere in smart working. Scegliere – fra tutte le operazioni normalmente svolte – quelle essenziali a dare continuità all’azienda (es.: pagamento fornitori e dipendenti) è stato il primo passo per alimentare correttamente l’attività dei collaboratori.

Serve poi la valutazione della capacità del collaboratore di svolgere le attività affidate in modo autonomo, a distanza, avendo a disposizione strumenti e documenti utili per completare il task.

Infine, il controllo dell’avanzamento e della corretta conclusione del compito affidato è un elemento importante, sia per valorizzare il lavoro svolto che per evitare incomprensioni e inefficienza.

Lavorare da remoto comporta anche la gestione della parte relazionale del rapporto con i propri colleghi e collaboratori, quindi anche momenti di scambio informativo su temi generali risulta un elemento facilitante.

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